Brexit leave, i pareri dei nostri giovani che vivono in Gran Bretagna

L’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea è stata una sorpresa perché, alla fine, nessuno credeva che il voto sarebbe stato il “leave”, neanche nel Regno Unito.

Ancor oggi non si possono conoscere gli effetti che l’exit produrrà sia in Europa che nella stessa isola britannica, però di preoccupazione ce n’è e questa tocca anche i nostri giovani che vivono, lavorano, studiano Oltremanica. C’è anche da rilevare che sulla faccenda, in Italia, le notizie sono arrivate spesso incomplete o parziali, altre volte strumentalizzate dalla politica e dai media. Ma loro, i nostri ragazzi che stanno là come invece la raccontano? Lo abbiamo chiesto ai figli di nostri soci per avere in presa diretta le loro impressioni qualificate occupando oltretutto essi posizioni di indubbio rilievo in quella nazione.

Abbiamo così sentito David Boldrin, classe 1984, laureato a Trieste in Biologia Ambientale. Lui vive a Dundee, nel nordest della Scozia e lavora presso un istituto di ricerca agraria collegata all’Università della città e a quella di Edimburgo.

boldrin Diario di Banca

Altra interlocutrice Maria Fiore Mazzarini che dopo il Master presso il Trinity College of Music di Londra ed altri percorsi presso l’Università della Musica di Vienna e l’Haydn Konservatorium di Eisenstadt, è oggi una apprezzata violinista di livello internazionale, con grosse collaborazioni a progetti musicali, compresi quelli con la BBC.

mazzarini Diario di Banca

L’argomento Brexit è stato affrontato anche con Filippo Vittori, 25 anni, ma già con una profonda conoscenza del mondo anglosassone. Difatti, dopo la frequentazione di una High School negli Stati Uniti, ha deciso di compiere gli studi universitari in Inghilterra, a Plymouth, scegliendo Business Administration. Finita l’università, nel 2014 si è trasferito a Londra trovando impiego in una società di consulenza che offre molteplici servizi nel project management.

vittori Diario di Banca

Importante anche la carriera all’estero di Lucia Ferigutti, 26 anni, che vive a Londra dal 2010 dove si era trasferita per frequentare l’Università. Attualmente lavora come giornalista, occupandosi d’arte e di moda, presso una delle principali testate femminili inglesi.

ferigutti Diario di Banca

Ancora a Londra troviamo Alessandra Mazzarini. Alessandra si è laureata in Economia all’Università di Warwick e conseguito un master in Economics alla London School of Economics. Attualmente è Director alla sede londinese della Deloitte LLP, la maggiore azienda privata di servizi di consulenza e revisione al mondo.

mazzarini Diario di banca

Ecco le loro voci

Alla domanda di quale sia stata la reazione in Gran Bretagna alla vittoria dell’exit, Alessandra osserva come, nei giorni precedenti, i più preoccupati “fossimo noi europei che per esperienza sapevamo che effetto potesse avere l’argomento immigrazione. Il giorno dopo il referendum il clima era di sorpresa, delusione, direi quasi di imbarazzo da parte dei londinesi. La differenza fra Londra e il resto dell’Inghilterra non poteva essere più chiara: da una parte tristezza e apprensione in particolare da parte di aziende e professionisti per l’incertezza che si era aperta, mentre nel resto del Paese si celebrava il risultato”.

Ben altro clima in Scozia, dice David: “qui tutti erano per il “remain” soprattutto nell’ambito accademico. Gli scozzesi erano infuriati e veramente volevano far rifare il referendum e sul serio dar vita alla secessione dal Regno Unito. Poi le cose si sono calmate”.

“E pensare – dice Filippoche il giorno del voto giravano autovetture con gli altoparlanti che suonavano ’Inno alla Gioia’. Ma a me ha fatto specie la delusione dei giovani inglesi che in prevalenza avevano votato ‘remain’, e si sono sentiti frustrati perché in una scelta così importante per il loro futuro ha prevalso l’opinione delle generazioni più anziane”.

“La politica euro-scettica di Nigel Farage ha fatto presa su una generazione ancora legata a principi di nazionalismo ben lontani da una visione europea moderna – osserva Maria Fiore. La mattina del 24 giugno il clima che si respirava era molto diverso. Londra, culla economica e culturale d’Europa, d’un tratto non appariva più la stessa. Il fatto è che la Gran Bretagna è ben diversa da quella che uno se l’aspetta se non ci è mai stato. Londra è un mondo a se stante. Poi ci sono le altre realtà, oltre l’Inghilterra: il Galles, la Scozia, l’Irlanda, che mantengono una forte identità culturale e linguistica, dove, fuori dalle grandi città, rimane un mondo rurale, spaventato dalla campagna contro l’immigrazione, al punto che un contadino, alla televisione dichiarava di votare per l’uscita nel timore che arrivassero i rumeni a mungere le sue mucche. Con il Brexit, però i problemi diventano grossi per chi non è ‘britannico’”.

“Per quanto riguarda noi giovani stranieri qui in UK, pare non ci saranno problemi in merito alla possibilità di continuare a risiedere e lavorare. Il problema si porrà forse per le nuove generazioni intenzionate ad emigrare in UK, in quanto potrebbe essere chiesto un visto o comunque una qualche forma di registrazione” riferisce Maria Fiore e le fa eco la sorella Alessandraquesto è un Paese che cerca di promuovere la meritocrazia e l’intraprendenza personale. Il Regno Unito ha tutto l’interesse a continuare ad incentivare l’entrata dei giovani studenti e professionisti, dall’Europa come da fuori”. “ Sarà – dice David – ma finora gli studenti europei avevano molti vantaggi; in Scozia addirittura le tasse universitarie non si pagano. Adesso tutto potrebbe cambiare anche per gli europei e saranno dolori perché il costo dello studio in Gran Bretagna è molto alto”.

Filippo è perplesso: “si aspetta di vedere quando l’articolo 50 verrà invocato e quali saranno le procedure che il Regno Unito definirà per i cittadini europei che lavorano qui”.
L’art. 50 del Trattato di Lisbona è quello che concede la possibilità di distaccarsi dalla UE e stabilisce due anni di tempo per rinegoziare gli accordi dopo l’uscita. Lucia ritiene che “molte società internazionali, in particolare le banche, dovranno riconsiderare la loro presenza in Gran Bretagna in relazione alle normative stabilite dall’exit deal”.

A tutti poi abbiamo chiesto un giudizio sul nuovo premier Theresa May. Le risposte sono state quasi unanimi. Per gli inglesi e per come la giudicano i nostri giovani, la May forse è il male minore. Donna preparata, di carattere, non eccessivamente amata dal paese, ma rispettata, il nuovo premier appare come un personaggio unificatore all’interno di un mondo politico molto dilacerato. Come dire che tutto il mondo è paese.